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LA MIA DECIMA MUSA

Con l’acqua di una fonte inquinata,

con il fango accumulato dal tempo,

con le pietre rotolanti dei ruscelli,

ho costruito la mia dimora poetica.

E lì, assorto nel mio misero immenso,

ho cantato più la morte che la vita,

la tristezza più dell’allegria variopinta,

ed il passato più dello sterile presente.

Illuminato dalla mia decima musa,

ispiratrice dei sognatori incalliti”,

a volte, ho cantato l’amore perduto,

la malinconia ed i primaverili ricordi.

Ho forse innalzato odi ad una Silvia ,

ad una Beatrice, ad una Eleonora

o ad una fanciulla di nome Cleide

alle quali dedicare i miei scarni versi?

Ho forse cantato le gesta di Achille,

gli ardori di Artèmone di Eros e di Saffo?

Abbiate si rispetto dei miei pensieri,

però vi prego, non chiamatemi poeta.-

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Published inPoesie in lingua Italiana

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